Senza la voce di chi affronta un quotidiano eroico diventa “exclusion”
Non sono riuscita a partecipare all’evento “Comolake Inclusion” che si è svolto a Villa Erba, Cernobbio, il 21 marzo, ma scorrendo il programma mi sono sorte alcune considerazioni.
Gli interventi più interessanti, quelli che avrebbero potuto offrire informazioni utili al pubblico delle persone con disabilità sono stati programmati nella prima mattinata, fascia d’orario notoriamente “ideale” per chi, per la sua disabilità, impiega più tempo per vestirsi, prepararsi uscire di casa e spostarsi, dovendo magari ricorrere all’aiuto di parenti che a quell’ora lavorano o hanno altri impegni, del resto pochi fra noi hanno la possibilità di usufruire di assistenti personali, magari con patente. Per essere un evento che si presenta con la parola “Inclusion” nel titolo qualche punto di domanda su come la intendono sorge.
Poi scorrendo il programma si vede il tipo di relatori: giustamente sono stati previsti gli interventi dei rappresentanti delle associazioni nazionali più accreditate e in simbiosi con il governo, altrettanto giustamente hanno parlato diverse rappresentanti del governo, esperti del ministero, tecnici di vario tipo, direttori, consulenti aziendali, rappresentanti degli imprenditori, di cooperative, ma nessun intervento delle persone con disabilità che vivono da decenni l’esperienza di vivere una vita indipendente. Neppure si sono premurati di invitare chi per funzione amministrativa se ne deve occupare. Un fatto grave soprattutto se si tiene conto che il Servizio di Aiuto Alla Vita Indipendente (Savi) è stato regolamentato per la prima volta a Como nel 1999 approvando la proposta del gruppo consiliare di minoranza PACO, in attuazione di quanto previsto dalla legge 162/1998 che ne parla come di un diritto. La parola indipendente fa paura a chi della democrazia presenta solo una maschera vuota.
Neppure un’ora in tutta la lunga giornata è stata dedicata agli interventi o alle osservazioni del pubblico. Anche questa la dice lunga sul modo di intendere l’inclusione e la partecipazione dei cittadini, cioè la democrazia. La presenza di persone con disabilità è stata però assicurata nella seconda parte della giornata, dove hanno potuto esternare la loro esperienza diversi campioni sportivi. Tanto di cappello a chi dedica impegno e sacrificio allo sport, tante grazie a chi ci dà lustro come campioni italiani, ma l’esperienza e le problematiche di chi nella vita deve affrontare un quotidiano eroico, fatto di incognite su come e quando alzarsi dal letto, uscire di casa, tenere fede ai propri impegni di studio o lavoro, incontrare persone eccetera, dov’è? Oppure quella di chi deve stare in un quotidiano fatto della certezza di vedere scandita la propria giornata da obblighi e doveri imposti dalla struttura in cui risiedono o dalla disponibilità più o meno amorosa di chi deve provvedere alle sue necessità. Sono testimonianze che non fanno splendere i nostri politici. Meglio una roboante propaganda e una splendida passerella in riva al lago.